IL RAZZISMO AL CINEMA: E’ GIUSTO IL BLACKWASHING INDISCRIMINATO?

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Se non ve ne foste accorti, la discussione sul razzismo e i limitati ruoli offerti ad attori che rappresentano minoranze sta già facendo i suoi effetti sull’industria cinematografica.

E non in modo positivo.

Questa politica buonista e politically correct sta snaturando la natura artistica di moltissimi progetti cinematografici, oltre ad essere un vero e proprio razzismo al contrario.

Le nuove norme pro ‘ blackwashing’ che obbligano coloro che vogliono essere considerati per premi più importanti ad inserire una percentuale specifica di attori di diverse etnie non farà che influire in maniera massiva sulla libertà artistica dei creatori, e a loro volta i prescelti non sapranno mai se sono stati scelti per merito o per adempiere ad un obbligo.

Ma ammetto, la cosa che più mi infastisce è quando queste nuova politica va ad insinuarsi nei film in costume.

Vedi Enola Holmes, o il nuovo David Copperfield che ha per protagonsita Dev Patel.

In Enola Holmes (che ho adorato per mille motivi) una donna di colore gestisce una caffetteria e una scuola di karate clandestina nella Londra di fine ‘800, e alcune donne di origine asiatica fanno parte dello staff di un collegio femminile.

susiewokomaMi spiace, ma il politicamente corretto nei film in costume è pura follia. Non si tratta di film fantasy o ambientati ai giorni nostri, dunque l’unica cosa che gli si richiede è la verosimiglianza, una percentuale adeguata di fedeltà storica… Ed inserire una donna di colore a gestire una caffetteria a Londra nell’800 è forzatamente fuori luogo, fino a sfociare nel ridicolo.

Lo stesso accade con “La vita straordinaria di David Copperfiel”.

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Io adoro Dev Patel, lo trovo un attore pazzesco, eclettico e meraviglioso, ma di certo non è storicamente accettabile vederlo interpretare il gentiluomo inglese David Copperfield nell’Inghilterra di metà Ottocento.

Per non dilungarmi troppo, è come se come protagonista di The Millionaire, invece che un ragazzo di origini indiane, avessero scelto un ragazzetto dai capelli rossi e dagli occhi blu, e ci avessero raccontato la storia di questo bimbo di nome Jamal Malik cresciuto nella più profonda miseria in India, fino al momento del riscatto e della conquista dell’amore.

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No. Invece che consentire alla creatività di sfogarsi nel produrre storie e personaggi nuovi, si vanno a ridicolizzare i classici o film storici per essere politicamente corretti, e questo per me è quasi offensivo.

Si tratta, ripeto, di un razzismo al contrario, in cui magari vai a penalizzare qualcuno che potrebbe interpretare splendidamente un personaggio, solo perchè devi dare quella parte a qualcuno di etnia diversa.

Come è stato sbagliato il ‘whitewashing’ , cioè far si che personaggi di colore/indiani/orientali venissero interpretati da attori bianchi, io trovo altrettanto sbagliato il ‘blackwashing’.

Lo trovo terribile anche per chi si trova poi ad interpretare una parte che si scontra con la realtà storica soltanto per questa ostentata difesa della diversità, e non per reale merito.

Vedi l’esempio precedente, se il ruolo del ragazzino indiano che si riscatta in The Millionaire fosse andato ad un ragazzetto bianco con i capelli rossi? Lo avremo accettato o il film sarebbe risultato ridicolo, forzato e decisamente meno emozionante?

Decidere di sacrificare tutto per la diversità lo trovo assurdo, quantomeno quando si tratta di cinema e di raccontare storie che si collocano in luoghi, tempi e atmosfere ben definite.

L’arte è per l’arte, non per il politicamente corretto.

E voi cosa ne pensate?

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IL RAZZISMO AL CINEMA: E’ GIUSTO IL BLACKWASHING INDISCRIMINATO?ultima modifica: 2020-11-17T21:32:31+01:00da jessy912
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