Il Sanremo 2013 di Fazio e della Littizzetto: vi è piaciuto?

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Quest’anno non mi sono dedicata molto al festival, devo ammetterlo è che il vortice della social tv non perdona!

Cos’è la social tv? Beh è quando sei talmente preso a cazzeggiare, ritwittare, leggere e commentare sui social quel che accade in tv che quasi non guardi 🙂

Questo è stato un Festival alternativo anche per questo, il mio gruppo di ascolto sanremese si è esteso a tutta Italia, e non potrei esserne più entusiasta!

Ma tornando al Festival, nel senso tradizionale del termine, devo dire che mi è piaciuto moltissimo, ai livelli (e in molti momenti anche di più) del primo eccelso Festival morandiano, con tanto di Luca & Paolo, (inutile) Canalis e (ineccepibile) Belen.

Ciò che ho amato di più, come tutti del resto, è stata la rodatissima coppia Fazio – Littizzetto.

Lui perfetto e rilassato padrone di casa (ormai al suo terzo Festival) e lei irriverente come abbiamo imparato ad amarla.

Del resto se la Litti si fosse presentata come una bambolina tirata, e avesse impostato il filtro umorismo – bocca, che senso avrebbe avuto ingaggiarla?

Look improbabili, monologhi sociali, battute taglienti.. Era lei, e l’Italia se ne è innamorata ancora una volta. Certo, poteva risparmiarci un paio di balletti e canzoni e quache saccoccia colorata e imbrillantata usata a mò di vestito, ma è il bello è stato proprio quello: il sapere che lì, su quel palco, c’era una donna vera e brillante, non l’ennesimo manichino senza brio!

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Proprio per questo devo dire che le comparsate di Bar Refaeli e Bianca Balti erano del tutto rinunciabili. Bar, stupenda e solare, spiccicava due parole in italiano stentato e poi ti sfoderava un sorrisone tattico con cui cercava di far scordare la sua incapacità linguistica, la Balti d’altro canto, tra i lampadari alle orecchie e i denti da Gollum, a sua volta non giustificava i migliaia di euro spesi per averla lì.

Con una donna forte, brillante e intelligente sul quel palco come Luciana, si sentiva davvero la necessità di un contorno bello ma piatto? Sinceramente no.

Luciana le ha fatte sfigurare in ogni modo possibile.

Non prendetemi per un’invidiosa, io adoro la Refaeli e pure la Balti, però hanno toppato.

La Refaeli mi sta simpatica de sempre per via del suo essere fisicamente lontana dallo stereotipo di modella anoressica con le tette siliconiche e la faccia incazzata, mentre Bianca mi conquistò quando la vidi ospite da Victor Victoria e scoprii che era naturalmente un personaggio comico, amo il suo senso dell’autoironia e la sua solarità, ma a Sanremo la Refaeli è stata bella ed inutile come poteva esserlo una qualsiasi valletta baudiana, e la Balti, che doveva essere un esempio di eleganza e buon gusto, c’ha deluso sia con il look che con quell’esagerata leggerezza che la faceva sembrare scema.

Anche per quanto riguarda gli ospiti eccezionali sono rimasta raramente impressionata, più spesso disgustata (vedi la donna gatto/cantante ridicola Carla Bruni e le flessioni di Al Bano), ma del resto quando mai ci beccano a Sanremo?

La scelta di proporre due pezzi, che a molti è sembrata una perdita di tempo, per me è stata una felice variante e una doppia possibilità per ascoltare buona musica (anche se raramente i cantati hanno saputo sfruttare l’occasione).

E ora brevemente qualche appunto:

Malika Ayane: sempre bravissima, ma qualcuno le dica che il look da Ursula rende difficile guardarla.

Chiara: comprati un cognome ed un reggiseno (non mi puoi fare la finale di Sanremo con le poppe che ti sballonzolano). La canzone all’inizio non mi convinceva, ma dopo due ascolti in radio già la canticchiavo e ora mi STRApiace.

Annalisa: (come sopra) comprati un cognome e un corso di coerenza al tuo stylist. Lei bravissima, ma la canzone non impressionava e quella strofa sui diamanti rimandava immediatamente il pensiero al suo pezzo ‘Diamante lei, luce lui’, peccato!

Raphael Gualazzi: è uguale a Renzi ed ha un talento esagerato. Mi sta simpatico a pelle e mi innamoro dei suoi pezzi ogni volta al primo ascolto. Mi dispiace da morire che non sia arrivato fra i primi tre.

Daniele Silvestri: Lo adoro, ma il suo pezzo non mi ha colpita.

Max Gazzé: canzone originale, divertente e lui bravo ad intrattenere, uno dei pochi che non ha fatto addormentare il pubblico dell’Ariston.

Marta sui Tubi: non li ho filati fino ad oggi, poi improvvisamente mi sono illuminata: spaccano! Meglio tardi che mai.

Simone Cristicchi: sempre strano e fuori dagli schemi. E’ un peccato che si limiti a portare sempre questi motivetti che ricordano un po’ lo stile di Arisa ai primi tempi.. I concetti e l’ironia però ci sono! Questi pezzi stravaganti sono gli unici che restano impressi a fine Festival.

Modà: No. E lo dice una a cui piacciono. La canzone che hanno presentato era davvero troppo banale sia musicalmente che testualmente. Classico stile modàiano di 800 altre canzoni, più luoghi comuni melensi, piatta pesantezza emotiva senza una sola traccia di innovazione. Prova assolutamente deludente.

Simona Molinari e Peter Cincotti: Ma dove li hanno pescati sti due?? Ma chi è questa Orietta Berti figa con uno stile che oscilla fra quello di Maria Nazionale e quello della Littizzetto? Canzone di una banalità e di un vecchiumine I M B A R A Z Z A N T E !

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Marco Mengoni: quando ho ascoltato la sua canzona la prima sera ho detto “Bah. E’ tanto bravo.. Ma perchè gli danno sti pezzi così poco interessanti? Lui potrebbe fare di tutto..”. Non che la mia idea sia cambiata di molto. Se non che ora canticchio “L’essenziale” e continuo a chiedermi cosa abbia questa canzone di tanto eccezionale per averlo messo da subito nella top dei favori ti. Sono felice per lui solo perchè è davvero un ragazzo umile con una voce strepitosa, però mi resta un enorme ‘Boh!’

Ed ora loro, i miei favoriti, coloro che hanno dominato il Festival e che avrebbero dovuto vincere per segnare definitivamente la voglia di cambiare e opporsi ai vecchi sistemi (che ad 1 settimana dalla elezioni sarebbe stato rincuorante): ELIO E LE STORIE TESE!

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Parto dicendo che io avrei fatto passare entrambe le loro canzoni e avrai mandato a casa quell’inutilità della Maria Nazionale (brava si, ma… Sentivamo la necessità di quella canzone? Ci ricorderemo che sia mai esistita fra due giorni?) però LA CANZONE MONONOTA è puro GENIO. Nella canzone mononota c’è tutto: la voglia di prendersi in giro, di proporre qualcosa di nuovo, divertente, originale e profondamente critico verso uno stile musicale predominante che in fondo è sempre uguale. Se sei un bravo artista ti basta una nota per fare tutto, se non lo sei, puoi usarne cento e produrrai sempre lo stesso schifo.

E ora un piccolo appunto ai due monologhisti pelati di questo Festival.

Crozza si è reso un bersaglio facile cominciando il suo pezzo travestito da Berlu, ma i suoi contestatori hanno fatto una figura decisamente più misera urlando e sbraitando senza consentirgli di proseguire. Il suo senso di smarrimento mi ha fatto una tenerezza infinita, soprattutto alla luce del fatto che il suo successivo intervento è stato perfettamente equilibrato da ambo i lati.

Brillante la scelta di Bisio di cominciare piattamente il suo monologo per poi fornirci una critica tagliente dell’elettorato italiano, ‘Vendere il voto in democrazia è come vendere l’anima’ e se vogliamo cambiare il paese, dobbiamo cambiare noi e la classe dirigente (che al momento non dirige altro che i propri interessi al discapito dei nostri).

(Adorabile Neri Marcorè nei suoi siparietti con Fazio nei panni degli Angela’s)

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Avrei voluto che vincesse la canzone mononota perchè si tratta di un virtuosismo brillante e trascinante che ha conquistato inaspettatamente sia la critica che il pubblico, indicando che la gente non ha paura di dire addio ai soliti pezzi ‘sanremesi’, a pro della freschezza.

(Speriamo che lo stesso sentimento si manifesti anche la settimana prossima alle urne.

Speriamo che la gente lasci a piedi i soliti politici vecchi, corrotti, falsi, opportunisti, nullafacenti, aggrappati alle loro sedie imbottite di denaro e privilegi immeritati.

Speriamo che la gente capisca che per cambiare bisogna mandarli tutti a cagare!

Gli ultimi 20 anni provano l’incapacità e l’opportunismo colpevole di soggetti provenienti sia da destra che da sinistra.

Non vendete il vostro voto a qualcuno che vi promette vantaggi scordandosi opportunamente di essere stato il primo ad aver voluto certi provvedimenti, e nemmeno a chi non ha alcun merito se non quello di opporsi ad una controparte con cui in realtà collabora ormai da anni per mantenere il proprio status.

Non votate per le promesse campate in aria o il terrorismo elettivo.

Votate per la novità, ovunque essa sia.

Il rinnovamento politico è l’unica speranza per un paese che le sta perdendo tutte.)

Ps per quanto riguarda i giovani sono perfettamente d’accordo con l’esito finale 🙂

E secondo voi chi avrebbe dovuto vincere?

Chi doveva vincere secondo te?
  
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Il Sanremo 2013 di Fazio e della Littizzetto: vi è piaciuto?ultima modifica: 2013-02-17T15:50:00+01:00da jessy912
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